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L’avvelenamento da mercurio


L’avvelenamento da mercurio può verificarsi in seguito a inalazione, ingestione o, comunque, esposizione cronica. Si tratta di un metallo tossico, che è possibile ritrovare in molti oggetti di uso quotidiano, come termometri, pile elettriche, cosmetici, in alcuni prodotti per la pulizia o l’igiene (per esempio, il mercurocromo) e perfino nelle otturazioni dentarie. Inoltre, è possibile rintracciarlo negli scarti delle lavorazioni industriali e nei pesticidi, con una conseguente contaminazione dei mari e della terra. Ragione per cui, tale tipo di rischio è tra quelli da tener conto sui luoghi di lavoro, in modo da poterne programmare un’accurata prevenzione. L’avvelenamento da mercurio può provocare gravissimi danni alla salute. Tale sostanza ha la capacità di depositarsi nel cervello, con non poche conseguenze, se assunto in quantità elevate. Tra queste, per esempio, occorre ricordare la perdita di coordinazione motoria, formicolii e tremori, disturbi all’apparato digerente, disturbi dell’umore tra cui depressione, ansia, stanchezza cronica, apatia, insonnia, psicosi, irritabilità, sbalzi d’umore, anoressia, delirio, disfunzioni immunitarie, polmonite o collasso cardiocircolatorio. Tali sintomi dipendono da come sia avvenuto il contatto tra il metallo e l’uomo. Gravi possono essere, anche, le conseguenze per il nascituro (ritardo mentale o psico-motorio) in caso di esposizione da parte di donne gravide. L’avvelenamento da mercurio, di solito, è soccorso con l’immediata induzione del vomito e la lavanda gastrica, ciò per quanto riguarda le intossicazioni acute. Poi si procede con il ripristino dell’equilibrio idro-elettrolitico e con la terapia cosiddetta chelante, in grado di depurare l’organismo tramite l’assunzione di farmaci, come dimercaprolo, penicillamina, acetilcisteina o DMSA. Si tratta di uno degli avvelenamenti che ci si può trovare a soccorrere. Più in generale, le sostanze velenose si possono trovare allo stato gassoso, liquido o solido. Alcuni veleni, definiti caustici, danneggiano direttamente la superficie dell’organismo con cui vengono a contatto, tramite una sorta di ustione chimica. Altri, chiamati sistematici, danneggiano le cellule di alcuni organi specifici, una volta assorbiti e diffusi nell’organismo dalla circolazione sanguigna. Il più delle volte gli avvelenamenti sono accidentali. In questo caso le vittime più frequenti sono i bambini, a causa dell’assunzione di sostanze domestiche o farmaci. Negli adulti, invece, avvengono in seguito a incidenti stradali, all’uso incauto di qualche prodotto chimico, per esempio sui luoghi di lavoro, o al cattivo funzionamento di alcuni dispositivi, in particolare di riscaldamento. In altri casi gli avvelenamenti si rivelano volontari, ai fini di omicidio, aborto o suicidio. Possono avvenire per inalazione, quando la sostanza velenosa è respirata e attraverso i polmoni passa al sangue, per contatto (l’assorbimento da parte dell’organismo avviene attraverso la pelle), per ingestione, quando il veleno è ingerito, per inoculazione (è il caso delle iniezioni e dei morsi di serpente) o per via rettale, nel caso in cui la sostanza tossica sia introdotta nel retto attraverso l’ano.


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