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Insufficienza renale


L’insufficienza renale avviene quando il rene non riesce più a mantenere costante il volume totale e la composizione del liquido nel quale tutte le cellule del nostro organismo sono immerse, eliminando attraverso le urine le sostanze tossiche che si accumulano nel sangue. Nonostante ciò, il rene ha una capacità di sopravvivenza elevata, anche se colpito dalle malattie più gravi, in grado di ridurre fino al 5% del normale la funzione renale. Se smette di funzionare del tutto, però, si va incontro a morte certa entro i due o i tre giorni. Le malattie che possono provocare un’insufficienza renale sono parecchie e tutti ne possono essere colpiti, sia adulti sia bambini. Tra questi, si ricordino le glomerulonefriti, le infezioni renali, il diabete, l’ipertensione arteriosa e l’abuso di farmaci, come antidolorifici o antibiotici. Nel caso in cui ciò dovesse verificarsi, si può ricorrere a un trattamento sostitutivo, in grado di rimpiazzare in parte la funzione svolta dal rene. Questo può consistere nell’emodialisi, in cui è utilizzata una macchina per depurare il sangue, nella dialisi peritoneale, in cui invece per fare la stessa cosa si usa la membrana peritoneale, e nel trapianto renale, ma solo in condizioni cliniche opportune. Per fronteggiare un’insufficienza renale, nella maggior parte dei casi si fa ricorso all’emodialisi, una forma di terapia sostitutiva che ha ormai una quarantina di anni. Per ottenere una depurazione efficace del sangue, tramite rene artificiale, occorre sottoporsi a dialisi almeno tre volte la settimana, ma a giorni alterni. Ogni seduta ha una durata di circa 3-4 ore. Di solito la dialisi è fatta in centri specifici, in ospedale o, anche, presso la propria abitazione. In quest’ultimo caso, è necessaria l’assistenza di un familiare che sia stato in precedenza addestrato ad aiutare il paziente. Ovviamente il trapianto rimane la cura per eccellenza e più efficace per questo tipo di problema. Durante e dopo una seduta di emodialisi si possono verificare delle complicazioni, che chi ha frequentato un corso di primo soccorso deve essere pronto a tenere sotto controllo. Tra queste, per esempio, le emorragie dalla sede d’infissione degli aghi nel braccio. In questo caso, occorre tamponare con delle garze il punto in cui c’è la fuoriuscita ematica e, allo stesso tempo, sollevare il braccio verso l’alto in modo da diminuire l’afflusso di sangue. Il paziente potrebbe, anche, trovarsi in uno stato d’ipotensione, con evidente sudorazione e perdita di colore. Ѐ necessario metterlo subito supino, sollevandogli le gambe a quarantacinque gradi. In caso non dovesse riprendersi, portarlo subito all’ospedale. Infine, il paziente può presentare crampi agli arti inferiori: è utile applicare una borsa di acqua calda oppure fare un massaggio nella parte interessata. In ogni caso, dopo la dialisi, è opportuno procedere sempre con molta delicatezza e attenzione.


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