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La respirazione artificiale


Si ricorre alla respirazione artificiale quando si verifica un arresto respiratorio o, comunque, un rallentamento del respiro, assieme pure a una perdita di coscienza della persona che si va a soccorrere. Il metodo maggiormente utilizzato è quello definito comunemente “a bocca a bocca”. Normalmente, in una persona adulta a riposo, gli atti respiratori si susseguono silenziosi 16-18 volte il minuto, più frequentemente nei bambini. Quando qualcosa non va, il respiro si fa più accelerato o rallentato, a volte irregolare, rumoroso o assente. In ogni caso, come s’impara nei corsi di primo soccorso, si deve essere capaci d’intervenire a secondo come lo specifico caso richiede. Nella respirazione artificiale “a bocca a bocca” occorre distendere il paziente in posizione supina, rovesciandogli il capo all’indietro, sollevandogli la mandibola e aprendogli la bocca. Si tratta della cosiddetta triplice manovra di pervietà delle vie aeree. Dopodiché, nel caso la respirazione non dovesse riprendere automaticamente, è necessario con una mano aprire la bocca della vittima e con l’altra chiudere le sue narici, per poi appoggiare la propria bocca sulla sua e immettergli il respiro nei polmoni almeno una decina o una quindicina di volte il minuto. In caso di stanchezza, concedersi brevi pause. Nel frattempo, qualcuno deve avvisare i servizi d’emergenza. La respirazione artificiale è facilitata dall’utilizzo di appositi apparecchi, come cannule, maschere o palloni. In ogni caso, è piuttosto importante mantenere le vie respiratorie libere, in modo da immettere aria nei polmoni della vittima. In particolare, il pallone ambu permette di farlo senza che ci sia un contato con la bocca. Schiacciando manualmente, per l’appunto, un pallone si determina una fuoriuscita d’aria da una valvola collegata a una mascherina. Questa, prelevata dall’esterno o collegata a un erogatore d’ossigeno, è molto più ossigenata di quella che si ottiene con il metodo “a bocca a bocca”. Si tratta, ovviamente, di un metodo più igienico. L’arresto respiratorio si può verificare, anche, in seguito a un’ostruzione delle vie aeree, procurata da un corpo estraneo. In questo caso, si procede immediatamente con l’esplorazione e l’ispezione del cavo orale mediante le dita a uncino, facendo attenzione a non causare di più l’approfondimento del corpo estraneo stesso. Se non si è riusciti nell’intento, procedere con le insufflazioni, cercando di portarne a buon fine almeno due su cinque. Dopodiché, si ricorre alle compressioni toraciche, appoggiando il palmo delle mani sul terno inferiore dello sterno e comprimendo per non oltre cinque centimetri. Se ne dovrebbero fare rapidamente almeno quindici, per poi ripete l’ispezione e l’esplorazione del cavo orale e, se necessario, le ventilazioni e le compressioni. Può capitare che ci sia un’ostruzione delle vie respiratorie per via di un rigonfiamento nella gola, procurato da una reazione allergica (puntura d’insetti o assunzione di particolari farmaci e alimenti). In questi casi, è necessario mettere immediatamente del ghiaccio nella bocca.


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